Monti, l’attacco è da sinistra

Carlo De Benedetti incontenibile, scatenato: destabilizzazione a tutto campo. Pur di terremotare Mario Monti, il padrone di Repubblica, intervistato da Michele Santoro, spara su tutti. Bersani? “Non sia il candidato premier del Pd”. Draghi? “Sbaglia tutto sul welfare”. E infine un giudizio sull’epoca Monti, che non lascia dubbi: “C’è voglia di archiviare questo periodo”. E’ un grande momento per il partito della zizzania che ha in Repubblica il suo quartier generale. Guarda la puntata di "Qui Radio Londra" Non è Berlusconi il nemico di Monti - Leggi Stanare Casini - Leggi L’offensiva dei sindaci per l’eredità dell’anti montismo
6 AGO 20
Immagine di Monti, l’attacco è da sinistra
Carlo De Benedetti incontenibile, scatenato: destabilizzazione a tutto campo. Pur di terremotare Mario Monti, il padrone di Repubblica, intervistato da Michele Santoro, spara su tutti. Bersani? “Non sia il candidato premier del Pd”. Draghi? “Sbaglia tutto sul welfare”. E infine un giudizio sull’epoca Monti, che non lascia dubbi: “C’è voglia di archiviare questo periodo”. E’ un grande momento per il partito della zizzania che ha in Repubblica il suo quartier generale.

Angelino Alfano che diserta un vertice di maggioranza ieri ha dato l’occasione a Rep. per tirarsi un po’ di impaccio dalle sue contraddizioni interne. E’ Silvio Berlusconi (tramite Alfano) il vero nemico di Mario Monti. Come ha scritto il vicedirettore Massimo Giannini: “E’ un altolà del Cavaliere al professore. Un avvertimento preventivo. La Rai e la Giustizia non si toccano”. E ancora: “Il Cavaliere ‘di governo’ si ecclissa, e torna sulla scena il solito Cavaliere ‘di lotta’ che strepita intima e minaccia”. Proprio sicuri che le cose stiano così? O forse è invece vero che il Cavaliere si sente sollevato e garantito dalla tecnocrazia, e per questo ieri si è opposto alla mozione di sfiducia contro Andrea Riccardi, mentre nel gruppo Espresso ci sono problemi tra la linea violentemente antimontiana del duo Zagrebelsky-De Benedetti (CDB da ora in poi) e il montismo quirinalista di Eugenio Scalfari (il Fondatore) e di Ezio Mauro (il direttore)? I primi due, presidente e finanziatore di Libertà e Giustizia (associazione glamour-filosofico-politica), lunedì prossimo al teatro Smeraldo di Milano si preparano a fare la festa democratica alla tecnocrazia. Perché, dicono anche nel loro manifesto (trentacinquemila firme e tanto bel mondo compreso Gad Lerner): “Il Parlamento è delegittimato”; “Gli atteggiamenti acritici non sono consoni alla democrazia”; “Rinunciare alla politica è un pericolo”. Scalfari e Mauro la vedono in un altro modo: questo governo non solo non è un’anomalia, ma dovrebbe diventare la prassi (“il meccanismo adottato da Napolitano è quello che meglio corrisponde al dettato costituzionale e deve dunque sopravvivere al governo Monti diventando norma stabile”, parole del Fondatore). Quale gaudio dunque mercoledì a Largo Fochetti, quando nello smarrimento collettivo hanno fatto capolino prima la storiuccia di Alfano (e poi le polemiche sul ministro Riccardi). L’occasione fa riconvergere la linea del padrone (CDB) con quella del direttore e del Fondatore. Come spiegava ieri Mauro nel corso della riunione di redazione: “La macchina da guerra di Berlusconi è ancora nella Rai”. E poi: “Sono incrostazioni politiche che vanno eliminate. L’efficacia del governo si misurerà anche da questo”. Forza Monti, ora liberaci da “lui”.
Se è vero che una parte minoritaria del Pdl, della corte del Cavaliere (soprattutto gli ex di An ma anche fedelissimi della ex Forza Italia), soffia ancora con scarsi risultati nelle orecchie di Berlusconi le parole “elezioni” e “anticipate”, si conferma ogni giorno di più – come sanno i bene informati – che il partito della zizzania ha il suo vero quartier generale nella redazione di Repubblica. Sia il Cavaliere sia il club dei milionari di Libertà e Giustizia si sono accorti che nel governo tecnico c’è qualcosa di berlusconiano. Il Cavaliere ne è comprensibilmente rassicurato, mentre il salotto rosé di CDB e Zagrebelsky si ritrova un po’ smarrito. Monti, in Parlamento e non solo, si alimenta del consenso e persino (a quanto pare) della semantica berlusconiana, laddove invece Repubblica il berlusconismo avrebbe voluto epurarlo in ogni forma e latitudine. Ed ecco la tragica aporia: l’uomo che li ha liberati dall’egoarca è maculato di berlusconismo. E dice pure cose tipo: “Sono grato a Berlusconi”. Nell’assenza fisica del loro belzebù (il Cavaliere), hanno individuato un nemico surrogato nella cellula postberlusconiana dormiente, quella che alberga nelle “conseguenze” degli atti tecnocratici, quella che prende le sembianze del “Parlamento screditato”, della legge elettorale gattopardesca.

E dunque tutto viene stravolto. Il Cavaliere, che invoca la grande coalizione e la perpetuazione di Monti anche oltre il 2013, mercoledì ha fatto saltare un vertice di maggioranza (ma ieri si è opposto a una mozione di sfiducia contro il ministro Andrea Riccardi) e per questo sarebbe il nemico di Monti. Mentre invece i repubblicones che organizzano una manifestazione antitecnocratica, che spingono affinché Corrado Passera faccia giustizia sommaria sulle frequenze televisive e non solo (“togliere le incrostazioni politiche dalla Rai”), impugnano la penna per avvertire il pofessor Monti: “Berlusconi minaccia, strepita e intima”. Ma chi è chi? Chi soffia contro l’unità nazionale, contro la grande coalizione e contro il ridislocamento non fazioso della politica italiana? Chi è che fortissimamente vuole riproporre gli schemi violenti della ventennale contrapposizione ideologica? Chi desidera che il conflitto di interessi riesploda con prepotenza dilacerante? Di Silvio Berlusconi sappiamo che non fa che ripetere: “Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti convinti con il nostro voto. Lo sosteniamo e continueremo a sostenerlo con lealtà e senso di responsabilità. Per l’interesse superiore dell’Italia”.